Io dico che ben sento tirarmi dalla necessità, subito che concepisco una materia o so-stanza corporea, a concepire insieme ch’ella è terminata 1 e figurata di questa o di quellafigura, ch’ella in relazione ad altre è grande o piccola, ch’ella è in questo o quel luogo,in questo o quel tempo, ch’ella si muove o sta ferma, ch’ella tocca o non tocca un altrocorpo, ch’ella è una, poche o molte, né per veruna imaginazione posso separarla da que-ste condizioni; ma ch’ella debba essere bianca o rossa, amara o dolce, sonora o muta, digrato o ingrato odore, non sento farmi forza alla mente di doverla apprendere da cotalicondizioni necessariamente accompagnata 2: anzi, se i sensi non ci fossero scorta, forse ildiscorso o l’immaginazione per se stessa non v’arriverebbe già mai3.Per lo che vo io pensando che questi sapori, odori, colori, etc., per la parte del soggettonel quale ci par che riseggano 4, non sieno altro che puri nomi, ma tengano solamentelor residenza nel corpo sensitivo, sì che rimosso l’animale, sieno levate e annichilate tuttequeste qualità; tuttavolta 5 però che noi, sì come gli abbiamo imposti nomi particolari edifferenti da quelli de gli altri primi e reali accidenti, volessimo credere ch’esse ancorafussero veramente e realmente da quelli diverse 6.Le qualità soggettive esistono solo nel soggetto senzienteIo credo che con qualche esempio più chiaramente spiegherò il mio concetto. Io vomovendo una mano ora sopra una statua di marmo, ora sopra un uomo vivo. Quantoall’azzione che vien dalla mano, rispetto a essa mano è la medesima sopra l’uno e l’altrosoggetto, ch’è di quei primi accidenti, cioè moto e toccamento, né per altri nomi vienda noi chiamata: ma il corpo animato, che riceve tali operazioni, sente diverse affez-zioni secondo che in diverse parti vien tocco; e venendo toccato, verbigrazia7, sotto lepiante de’ piedi, sopra le ginocchia o sotto l’ascelle, sente, oltre al commun toccamento,un’altra affezzione, alla quale noi abbiamo imposto un nome particolare, chiamandolasolletico: la quale affezzione è tutta nostra, e non punto della mano; e parmi che gra-vemente errerebbe chi volesse dire, la mano, oltre al moto e al toccamento, avere in sé1 Ha una misura definita, dei limiti.2 Nel momento in cui mi trovo di fronte a unasostanza corporea, sento il bisogno, per conoscer-la veramente, di cogliere i dati quantitativi chela caratterizzano (figura, relazioni con altre cose,collocazione nello spazio e nel tempo, movimen-to o quiete ecc.), mentre non sono altrettantospinto a cogliere altri aspetti relativi al colore, alsapore, all’emissione di suoni e odori.3 Galilei giustifica la negazione del carattere og-gettivo delle qualità sensibili adducendo che laloro esistenza è attestata solo dai sensi, non dal“discorso”, ossia dal ragionamento, e dall’imma-ginazione, dall’attività mentale. In base al con-cetto della scienza come frutto sia dell’osserva-zione empirica che della dimostrazione rigorosa,egli esclude dal campo del conoscere scientificociò che esiste solo in quanto oggetto di esperien-za (sapori, odori ecc.).4 Risiedano.5 A meno che.6 Le considerazioni svolte inducono a pensareche sapori, colori, odori, attribuiti come sensa-zioni a un soggetto senziente, non siano altro chenomi e abbiano la loro consistenza solo nel sog-getto che li percepisce, così che, una volta elimi-nato il soggetto senziente (“rimosso l’animale”),di tali fenomeni non resta nulla, anche se noi,avendo loro imposto nomi diversi da quelli datialle qualità oggettive, tendiamo a credere a unaloro realtà propria e specifica.7 Per esempio.
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